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Rassegna di aggiornamento (luglio-ottobre 2020) - I

Studio legale Perrino & Associati

 

Rassegna di aggiornamento (luglio-ottobre 2020) - I

 

 

NEWS

 

SHRD II - consultazione sul Provvedimento Post-trading per l’implementazione della direttiva sui diritti degli azionisti 

Consob e Banca d'Italia hanno avviato, il 3 agosto 2020, una consultazione pubblica sulle proposte di modifica al Provvedimento post-trading per l'implementazione della direttiva UE 2017/828 sui diritti degli azionisti (di seguito "SHRD II"). La consultazione si chiuderà il 25 settembre 2020.

Le proposte di modifica, elaborate sulla base della delega contenuta nel Tuf, come modificato dal decreto legislativo n. 49/2019 che ha recepito la SHRD II (si veda news del 14 giugno 2019) tengono conto del  Regolamento di esecuzione UE 2018/1212, che definisce, nel dettaglio, il contenuto minimo dei flussi informativi tra emittenti, intermediari ed azionisti e le modalità operative e che entra in vigore il  3 settembre 2020.  A tale data, dunque, e fino all'adozione delle modifiche proposte, saranno applicabili le disposizioni vigenti del Provvedimento Post-trading, come previsto dall'art. 7 comma 3 del d.lgs. n. 49/2019, secondo cui "le precedenti disposizioni di attuazione, emanate ai sensi delle disposizioni sostituite o abrogate con la trasposizione della Direttiva, saranno abrogate dalla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni nelle corrispondenti materie. Fino a tale data esse continuano ad essere applicate".

Benché la regolamentazione secondaria domestica fosse già sostanzialmente allineata alle principali previsioni della SHRD II in tema di identificazione degli azionisti, trasmissione delle informazioni e agevolazione dei diritti, sono state apportate alcune modifiche. Di seguito le principali novità.

  • Alla luce dell'efficacia extraterritoriale delle disposizioni contenute nella SHRD II che si applica anche a intermediari dell'Unione e di Paesi terzi sui cui conti siano registrate azioni ammesse alla negoziazione in un mercato regolamentato emesse da società italiane, è stata modificata la definizione di "ultimo intermediario" prevista all'art. 2, lett. s) per ricomprendere tutti gli intermediari tra il depositario centrale e l'azionista nella catena di detenzione dei titoli azionari emessi da società italiane, a prescindere sia dalla sede legale o principale di tali intermediari, sia dalla residenza dell'azionista stesso;
  • in materia di identificazione degli azionisti è stata introdotta una nuova disposizione (art. 47-bis) per trovare un punto di equilibrio tra la necessità di garantire una maggiore efficacia all'iniziativa della shareholder identification anche in presenza della previsione di una soglia (sopra lo 0,5%), e l'esigenza di non caricare gli intermediari di eccessivi costi; in particolare sono stati previsti: i) la possibilità per gli azionisti di manifestare, una tantum, all'intermediario presso cui detengono il conto titoli, il consenso alla trasmissione dei dati identificativi anche qualora la partecipazione non superi la soglia di rilevanza; ii) a seguito della diffusione del comunicato di attivazione dell'identificazione previsto dal comma 4 dell'art. 83-duodecies Tuf l' l'obbligo per l'azionista che superi la soglia di rilevanza per via del cumulo delle partecipazioni detenute presso diversi intermediari di rendere nota senza indugio tale circostanza a tutti gli ultimi intermediari presso i quali detenga titoli oggetto della richiesta di identificazione; tale obbligo non appare tuttavia assistito da sanzione e ciò potrebbe determinare una scarsa efficacia del meccanismo proposto in consultazione;
  • è stata introdotta una nuova disposizione in tema di conferma di ricezione dei voti elettronici (art. 41, comma 2-ter); nel documento di consultazione viene opportunamente chiarito che non è stato previsto un obbligo in capo agli emittenti di conferma e registrazione dei voti (al di fuori del voto elettronico di cui all'art. 2370 c.c.), atteso che la SHRD II esclude tale necessità se l'azionista è già in possesso delle informazioni (art. 3-quater, par. 2); è il caso del nostro ordinamento nel quale le informazioni relative alla registrazione e al conteggio dei voti sono pubblicate dall'emittente in allegato al verbale assembleare, ex art. 85 Regolamento Emittenti e allegato 3E entro 30 giorni dalla data dell'assemblea, termine compatibile con la SHRD II;
  • è stata introdotta una nuova disposizione per richiamare l'attenzione di tutti gli operatori (emittenti, intermediari e depositari centrali), nell'adempimento dei propri obblighi, alle indicazioni fornite dall'autoregolamentazione e dalle prassi del mercato (art. 51-bis, comma 1). Ciò alla luce delle iniziative intraprese dall'industry (e alle quali anche Assonime partecipa) per l'elaborazione degli standard in materia di shareholder identification, general meeting etc. 

Proposte in materia di voto maggiorato

La Consob, approfittando della presente consultazione, ha proposto alcune modifiche in tema di maggiorazione del diritto di voto in particolare intervenendo sull'art. 44 del Provvedimento sul post-trading per allinearsi alla comunicazione n. 0214548 del 18 aprile 2019. In tale comunicazione la Consob aveva escluso che il momento dell'attribuzione della maggiorazione potesse essere scelto discrezionalmente dall'azionista, come invece sembrava emergere dall'art. 44 che ricollegava la legittimazione dell'azionista all'attribuzione del voto maggiorato e gli effetti della maturazione del diritto previsto dall'art. 127-quinquies Tuf, ad una espressa richiesta dell'azionista, se così previsto dallo statuto (si veda news Assonime del 7 agosto 2019). Come chiarito dalla Consob nel documento di consultazione, la modifica proposta comporterebbe anche un allineamento delle prassi operative elaborate dagli operatori (cfr. Istruzioni operative per i flussi informativi tra intermediari ed emittenti relativi alle azioni a voto maggiorato di ABI-Assonime-Assosim).

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News0682020.aspx

 

 

Elevati i massimi edittali delle sanzioni amministrative pecuniarie in materia di remunerazioni e operazioni con parti correlate 

Il 30 luglio 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 14 luglio 2020, n. 84 (G. U. Serie Generale n. 190 del 30-07-2020) che introduce un innalzamento significativo dei massimi edittali delle sanzioni amministrative pecuniarie applicabili in caso di violazione della disciplina relative alle remunerazioni e alle operazioni con parti correlate delle società quotate.

L'art. 2 del d.lgs  n. 84/2020 conclude così l'iter legislativo volto all'attuazione dell'art. 7 della legge di delegazione europea (legge n. 117/2019; cfr. news del 22 ottobre 2019), aumentando i massimi edittali dell'impianto sanzionatorio in materia di remunerazione e operazioni con parti correlate, introdotto nel TUF nel maggio 2019 nell'ambito del recepimento della Direttiva 2017/828/UE (SHRD II) (d.lgs. n. 49/2019; cfr. news del 14 giugno 2019).

Ad esito delle modifiche introdotte con il d.lgs n. 84/2020, le violazioni della disciplina delle remunerazioni e delle operazioni con parti correlate poste in essere in seguito al 14 agosto 2020 (data di entrata in vigore del decreto) sono punibili con le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:

  • Per la violazione della disciplina sulle remunerazioni (art. 123-ter TUF e relative attuazioni nel Regolamento Emittenti) l'art. 192-bis TUF prevede ora una sanzione amministrativa pecuniaria:
    • Da 10 mila a 10 milioni di euro in capo alle società
    • Da 10 mila a 2 milioni di euro in capo ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo.
  • Per la violazione della disciplina sulle operazioni con parti correlate (art. 2391-bis c.c. e relativa attuazione nel Regolamento OPC), l'art. 192-quinquies TUF prevede ora una sanzione amministrativa pecuniaria:
    • Da 10 mila a 10 milioni di euro in capo alle società
    • Da 5 mila a 1,5 milioni di euro in capo ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo.

L'art. 4 del d.lgs n. 84/2020 chiarisce che la nuova disciplina sanzionatoria trova applicazione per le "violazioni commesse dopo la data di entrata in vigore del medesimo decreto" e dunque a partire dal 14 agosto 2020. Una scelta che appare discutibile, considerando che il nuovo regime sanzionatorio dovrebbe ragionevolmente trovare piena applicazione soltanto al completamento della disciplina sostanziale (in materia di remunerazioni e operazioni con parti correlate) che come noto necessità anche dell'adozione delle disposizioni regolamentari da parte della Consob, le cui consultazioni non si sono ancora concluse.

Le fattispecie sanzionatorie, interessate dal citato aumento sanzionatorio, sono state introdotte con il d.lgs. 49/2019, attuativo della SHRD II, che oltre a modificare la disciplina sostanziale delle remunerazioni e delle operazioni con parti correlate per allinearla a quella della Direttiva, ha contestualmente innovato profondamente il relativo sistema sanzionatorio, prevedendo nuove sanzioni amministrative in capo alle società quotate e ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo per "qualsiasi violazione" della menzionata disciplina sostanziale. Considerata la genericità delle condotte sanzionabili e in assenza di specifici criteri di delega, l'ammontare delle sanzioni era stato inizialmente determinato in una forbice ristretta e con massimi edittali contenuti (da 10 mila euro a 150 mila euro), conferendo al sistema sanzionatorio un carattere prettamente amministrativo.

Successivamente è intervenuta la legge di delegazione europea 2018 che ha affidato al Governo il compito di stabilire sanzioni amministrative efficaci, proporzionate e dissuasive per le violazioni previste dalla SHRD II, indicando che queste non dovessero essere inferiori nel minimo a 2.500 euro e superiori nel massimo a 10 milioni di euro.

Su questa base, il Governo ha elaborato lo schema di decreto, sottoposto all'esame delle competenti commissioni parlamentari, con il quale ha proposto esclusivamente di allineare i massimi edittali delle sanzioni al limite superiore indicato nella legge di delegazione europea. L'approccio seguito dal Governo è stato oggetto di numeri rilievi da parte di Assonime (cfr. Osservazioni Assonime sullo schema di decreto legislativo (Atto n. 155)Risposta Assonime e Confindustria alla Consultazione MEF 2018; Audizione Assonime al Senato sullo schema di decreto MEF; Audizione Assonime alle commissioni parlamentari su schema di decreto MEF; Risposta Assonime alla Consultazione Consob 2019), in quanto:

  • l'applicazione dei criteri di delega appare parziale - perché focalizzata soltanto sull'ammontare delle sanzioni e non anche sui criteri di efficacia, proporzionalità e dissuasività, pure indicati nella legge delega - e asimmetrica, perché adegua i massimi edittali ai limiti indicati dalla legge delega ma non anche i minimi edittali;
  • le modifiche proposte mutano in misura sostanziale l'equilibrio complessivo della disciplina italiana, in cui l'elemento sanzionatorio appariva già sovradimensionato rispetto agli approcci prevalenti negli altri paesi dell'Unione europea;
  • il radicale innalzamento dei massimi edittali, che passano da 150 mila euro a 10 milioni di euro per le società e da 150 mila euro a 1,5/2 milioni per i componenti gli organi sociali, muta sostanzialmente la natura del sistema sanzionatorio, che viene ad assumere un grado di afflittività più di tipo penale che amministrativo a fronte di una definizione estremamente vaga delle fattispecie sanzionabili che mancano quindi degli elementi di "tassatività e sufficiente determinatezza delle norme sanzionatorie"che dovrebbe accompagnare tutte le misure di carattere punitivo-afflittivo di portata analoga alle sanzioni penali. 

Nonostante i rilievi espressi nel parere favorevole della 14ª Commissione del Senato (cfr. nostra news del 22 aprile scorso) che suggerivano, in particolare, l'opportunità di ripristinare l'equilibrio del sistema sanzionatorio al fine superare le criticità di parzialità e asimmetria delle misure proposte dallo schema di decreto rispetto ai dettati costituzionali (questioni sollevate durante l'iter legislative anche da Assonime; cfr. sopra), il d.lgs  n. 84/2020 ha mantenuto inalterata l'iniziale impostazione del Governo, innalzando dunque l'entità dei massimi edittali senza ridurne gli importi minimi né adeguare le relative fattispecie, confermando l'asimmetria di applicazione dei criteri di delega.

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News06082020.aspx

 

Decreto Semplificazioni. Misure a favore degli aumenti di capitale 

Il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito in legge 11 settembre 2020, n. 120, (c.d. Decreto Semplificazione), ha introdotto alcune deroghe temporanee alla disciplina ordinaria degli aumenti di capitale previste dal codice civile e ha modificato in via permanente le disposizioni in tema di diritto di opzione. 

Le disposizioni temporanee sugli aumenti di capitale

L'articolo 44 del decreto, con lo scopo di agevolare e rendere più celeri le deliberazioni di aumento di capitale, stabilisce in primo luogo che fino al 30 giugno 2021 la  decisione potrà essere assunta con il voto favorevole della maggioranza del capitale rappresentato in assemblea, anche qualora lo statuto preveda maggioranze più elevate. 

La deroga si applica alle deliberazioni aventi ad oggetto: 

  • a) gli aumenti del capitale sociale mediante nuovi conferimenti, ai sensi degli articoli 2439, 2440 e 2441 del codice civile;
  • b) l'introduzione nello statuto della delega agli amministratori ad aumentare il capitale sociale, ai sensi dell'articolo 2443 del codice civile, per aumenti di capitale da deliberare fino al 30 giugno 2021.

Le anzidette disposizioni si applicano anche alle società a responsabilità limitata, ai sensi degli articoli 2480, 2481 e 2481-bis del codice civile.

Un'altra deroga significativa di carattere temporaneo riguarda la disciplina dell'aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione prevista per le società con azioni quotate in mercati regolamentati o negoziate in sistemi multilaterali di negoziazione, di cui all'articolo 2441, quarto comma del codice civile. In particolare, il terzo comma dell'articolo 44 decreto prevede che fino al 30 giugno 2021 tali società possono deliberare un aumento di capitale con nuovi conferimenti, con esclusione del diritto di opzione, anche in mancanza di espressa previsione statutaria, nei limiti del 20 per centodel capitale sociale preesistente.

Le modifiche alla disciplina del diritto di opzione

Accanto alle deroghe temporanee, lo stesso articolo 44 del decreto modifica in via definitiva la disciplina del diritto di opzione prevista dall'art. 2441 del codice civile. Le novità riguardano, in particolare:

i) la riduzione del termine minimo per l'esercizio del diritto di opzione, che passa da quindici a quattordici giorni, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 72 della direttiva UE 1132/2017;

ii) l'estensione in via permanente alle società con azioni negoziate in un sistema multilaterale di negoziazione della possibilità di deliberare l'aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione;

iii) la previsione per le società con azioni quotate su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione della necessità di indicare le ragioni dell'esclusione o della limitazione del diritto di opzione in apposita relazione degli amministratori, da depositare presso la sede sociale e pubblicare sul sito internet della società entro il termine della convocazione dell'assemblea, salvo quanto previsto dalle leggi speciali.

 

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News21720.aspx

 

 

Conversione Decreto Rilancio: credito di imposta per la costituzione e fondo per la promozione delle società benefit

La Legge 17 luglio 2020, n. 77 (G.U. n. 180 del 18 luglio 2020) che ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, cd. "Decreto Rilancio", ha istituito con l'art. 38-ter un credito di imposta pari al 50% dei costi sostenuti per la costituzione o la trasformazione in società benefit.

Il credito è riconosciuto per i costi di costituzione e trasformazione sostenuti tra il 19 luglio 2020 (data di entrata in vigore della disposizione) e il 31 dicembre 2020, fino al raggiungimento del limite di spesa pari a 7 milioni di euro.

La misura deve rispettare i limiti previsti dalla disciplina europea in materia di contributi in regime de minimis. Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione cd. orizzontale ai sensi dell'art. 17 del d.lgs. n. 241/1997 per l'anno 2021.

Infine il comma 3 della medesima disposizione istituisce un fondo, nello stato di previsione del Ministero dello Sviluppo Economico, di 3 milioni di euro per l'anno 2020 per la promozione delle società benefit sul territorio nazionale. 

Un decreto interministeriale, del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell'Economia e delle Finanze, definirà le modalità e i criteri di attuazione delle disposizioni oggetto della norma in esame.

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News_21072020.aspx

 

Conversione Decreto Rilancio: misure per la continuità aziendale nell’emergenza Covid-19

La Legge 17 luglio 2020, n. 77 (G.U. n. 180 del 18 luglio 2020) che ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, cd. "Decreto Rilancio", innova la disciplina dettata in tema di valutazione della prospettiva di continuità aziendale nei bilanci dall'art. 7 del Decreto Liquidità (su cui vd. news legislativa Decreto liquidita`: Misure per la crisi d'impresa e la continuità aziendale nell'emergenza Covid-19 del 10/04/2020).

In base alla nuova disciplina contenuta nell'art. 38-quater del Decreto Rilancio, per come convertito:

 

  •  per i bilanci il cui esercizio chiude entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati la valutazione delle voci e della prospettiva della continuazione dell'attività di cui all'art.2423-bis primo comma n. 1 è effettuata non tenendo conto delle incertezze e degli effetti derivanti dai fatti successivi alla data di chiusura del bilancio stesso. 
  • per i bilanci riferiti ad esercizi in corso al 31 dicembre 2020 la valutazione delle voci e della prospettiva della continuazione dell'attività di cui all'articolo 2423-bis, primo comma, numero 1), del codice civile può comunque essere effettuata sulla base delle risultanze dell'ultimo bilancio di esercizio chiuso entro il 23 febbraio 2020.

In entrambi i casi, la norma chiarisce che le informazioni relative al presupposto della continuità aziendale dovranno essere fornite in nota integrativa, nelle politiche contabili di cui all'articolo 2427, primo comma, numero 1), del codice civile. Restano fermi gli altri obblighi informativi da assolvere in nota integrativa e nella relazione sulla gestione, compresi quelli relativi ai rischi e alle incertezze concernenti gli eventi successivi, nonché alla capacità dell'azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito.

Da ultimo il comma 3 dell'art. 38-quater del Decreto Rilancio afferma che l'efficacia delle disposizioni in oggetto è limitata ai soli fini civilistici.

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News207020.aspx

 

 

Conversione Decreto Rilancio: slitta nuovamente il termine per la nomina dell’organo di controllo o del revisore nella s.r.l.

La Legge 17 luglio 2020, n. 77 (G.U. n. 180 del 18 luglio 2020) che ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, cd. "Decreto Rilancio", ha prorogato nuovamente il termine previsto dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza per procedere alla nomina dell'organo di controllo o del revisore nelle s.r.l. che superino i nuovi parametri previsti dall'art. 2477 c.c.

Si tratta delle società a responsabilità limitata che, per due esercizi consecutivi, abbiano superato almeno uno dei seguenti limiti: a) 4 milioni di euro di totale dell'attivo dello stato patrimoniale; b) 4 milioni di ricavi delle vendite e delle prestazioni; c) 20 dipendenti occupati in media durante l'esercizio.

Queste società avrebbero dovuto nominare l'organo di controllo o il revisore, apportando le conseguenti modifiche all'atto costitutivo e allo statuto, inizialmente entro il 16 dicembre 2019. Questo termine è stato successivamente prorogato dal Decreto milleproroghe che ha consentito che le nomine potessero essere effettuate entro la data di approvazione dei bilanci relativi all'esercizio 2019 (Vd. News legislativa Crisi d'impresa: prorogato il termine per la nomina dell'organo di controllo o del revisore nella s.r.l. del 3/3/2020). 

Da ultimo, l'art. 51-bis del Decreto Rilancio, inserito in sede di conversione, ha modificato l'art. 379 del Codice della crisi, prevedendo che la nomina dell'organo di controllo o del revisore debba avvenire entro la data di approvazione dei bilanci relativi all'esercizio 2021. Di conseguenza, la società dovrà verificare il superamento dei parametri di bilancio (previsti dall'art. 2477 c.c.) con riferimento agli esercizi 2020 e 2021.

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News2007020.aspx

 

 

Conversione Decreto Rilancio: fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa

L'articolo 43 del decreto legge n. 34/2020, convertito dalla legge n. 77/2020, ha istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa, con una dotazione di 100 milioni di euro per l'anno 2020.

Il Fondo è finalizzato al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritte nell'apposito registro presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi (ai sensi dell'art. 185-bis del Codice della proprietà industriale-d.lgs. n. 30/2005, cfr. news Assonime 26/2/2020), e delle società di capitali con un numero di dipendenti non inferiore a 250 in difficoltà economico-finanziarie, individuate sulla base dei criteri che saranno definiti con decreto del MISE, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Con tale decreto verranno stabilite anche le modalità di gestione e di funzionamento del Fondo e le procedure per l'accesso ai relativi interventi, dando priorità alle domande che impattano maggiormente sui profili occupazionali e sullo sviluppo del sistema produttivo.

Il Fondo opera, nel limite delle risorse disponibili, attraverso interventi nel capitale di rischio delle imprese sopra individuate effettuati a condizioni di mercato e nel rispetto della disciplina degli aiuti di Stato e attraverso misure di sostegno al mantenimento dei livelli occupazionali, in coordinamento con gli strumenti vigenti sulle politiche attive e passive del lavoro.

Le imprese che intendono beneficiare del finanziamento del Fondo e che rispondono ai requisiti richiesti devono fornire al MISE informazioni su: le azioni che intendono porre in essere per ridurre gli impatti occupazionali; le imprese che abbiano già manifestato interesse alla loro acquisizione o alla prosecuzione dell'attività d'impresa o le azioni che intendono porre in essere per trovare un possibile acquirente, anche mediante attrazione di investitori stranieri; le opportunità per i dipendenti di presentare una proposta di acquisto e ogni altra possibilità di recupero degli asset da parte degli stessi.

Vengono contestualmente abrogate la norma istitutiva del Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale (articolo 185-ter del Codice della proprietà industriale) e la disposizione relativa al suo finanziamento (art. 1, comma 2, primo periodo del decreto legge n. 34/2019, convertito dalla legge n. 58/2019).

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News27072020.aspx

 

 

Conversione Decreto Rilancio: le misure di semplificazione dei procedimenti amministrativi 

L'articolo 264 del decreto rilancio introduce alcune disposizioni volte a semplificare i procedimenti amministrativi avviati in relazione all'emergenza Covid-19. Tali disposizioni attengono ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, comma 2 lettera m della Costituzione e quindi prevalgono sulla normativa regionale. Alcune di queste hanno efficacia temporanea e mirano a rimuovere ogni ostacolo burocratico nella vita dei cittadini e delle imprese; altre, di durata permanente, danno attuazione al principio dell'accertamento d'ufficio favorendo la condivisione dei dati tra pubbliche amministrazioni. 

Le misure introdotte al comma 1 interessano i procedimenti amministrativi avviati dall'entrata in vigore del decreto (19 maggio 2020) fino al 31 dicembre 2020 in relazione all'emergenza Covid-19. 

Esse riguardano:

  • la possibilità per imprese e cittadini di presentare dichiarazioni sostitutive per comprovare tutti i requisiti soggetti e oggettivi richiesti ai fini dell'erogazione di benefici economici comunque denominati da parte di pubbliche amministrazioni in deroga ai limiti previsti dalla normativa di settore, salvo il rispetto delle disposizioni antimafia (lettera a);
  • la limitazione del potere di autotutela delle PA per i provvedimenti illegittimi adottati in relazione all'emergenza Covid-19. L'annullamento d'ufficio può avvenire entro tre mesi dall'adozione del provvedimento espresso o dalla formazione del silenzio assenso. Resta la possibilità di annullare il provvedimento, anche dopo tre mesi, in caso di false rappresentazioni dei fatti o dichiarazioni sostitutive false o mendaci (lettera b);
  • la riduzione a tre mesi del termine entro cui l'amministrazione può esercitare i poteri di autotutela nel caso di attività relative all'emergenza Covid-19 avviate sulla base di una segnalazione certificata di inizio attività (lettera c) 
  • la limitazione del potere di revoca per i provvedimenti relativi all'erogazione di benefici in relazione all'emergenza Covid-19. Questi provvedimenti possono essere revocati solo per eccezionali ragioni di interesse pubblico sopravvenute (lettera d);
  • la riduzione del termine (a 30 giorni dal formarsi del silenzio assenso) per adottare il provvedimento conclusivo del procedimento in caso di silenzio assenso tra amministrazioniconferenza di servizi semplificata e conferenza di servizi simultanea (lettera e);
  • interventi, anche edilizi, necessari ad assicurare l'ottemperanza alle misure di sicurezza prescritte per far fronte all'emergenza sanitaria Covid -19. Questi interventi, consistenti in opere contingenti e temporanee, sono realizzati previa comunicazione di inizio dei lavori asseverata (CILA), senza necessità di rilascio di permessi o autorizzazioni, ad eccezione dei titoli abilitativi previsti per i beni culturali.

Un secondo gruppo di disposizioni (comma 2) contiene alcune modifiche al Testo unico della documentazione amministrativa (d.p.r. n. 445/2000) e al codice dell'amministrazione digitale (d. lgs. n. 82/2005) per assicurare l'attuazione al principio dell'accertamento d'ufficio di cui all'articolo 18 della legge n. 241/1990.

A tal fine viene rafforzato il sistema dei controlli ex post sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive e contestualmente vengono aumentare le sanzioni in caso di dichiarazioni mendaci. In questo contesto: 

  • le amministrazioni effettuano i controlli a campione in misura proporzionale al rischio e all'entità del beneficio e nei casi di ragionevole dubbio anche dopo l'erogazione del beneficio; 
  • la dichiarazione mendace comporta la revoca degli eventuali benefici erogati e il divieto di accesso a futuri benefici per un periodo di due anni; 
  • la sanzione ordinariamente prevista dal codice penale per chi rilascia dichiarazioni mendaci in atti pubblici è aumentata da un terzo alla metà. 

Per rendere più facile l'accesso e la fruizione dei dati pubblici da parte dei gestori dei servizi pubblici, viene prevista la predisposizione di accordi quadro attraverso i quali le pubbliche amministrazioni detentrici assicurano, su richiesta dei soggetti privati, la corrispondenza di quanto dichiarato nell'autocertificazione con i dati in loro possesso. Inoltre viene rafforzata l'operatività della piattaforma digitale nazionale dei dati. Infine, nell'ambito dei controlli pubblici sulle attività dei privati, sono dichiarate nulle le sanzioni disposte per omessa esibizione di documenti già in possesso dell'amministrazione procedente o di altra amministrazione.  

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News29072020.aspx

 

 

Borsa Italiana: modifiche al Regolamento AIM Italia

Con Avviso di Borsa n. 17857 del 06 luglio 2020 sono state pubblicate le modifiche al Regolamento AIM Italia. Di seguito le modifiche di maggiore interesse per gli emittenti.

Disciplina del Panel in materia di offerte pubbliche

Il Panel mantiene il proprio ruolo mediatorio/facilitatorio con riferimento alle possibili controversie che dovessero insorgere tra Borsa Italiana e emittenti e operatori in relazione a violazioni del Regolamento del mercato, mentre assume un ruolo negoziale determinativo, assimilabile a quello svolto dall'arbitratore e dal c.d. "perito contrattuale" ai sensi dell'art. 1349 c.c., in relazione alle problematiche relative alle offerte pubbliche di acquisto. Le determinazioni del Panel avranno efficacia vincolante per la Società e gli azionisti e saranno soggette a piena pubblicità. La clausola statutaria contenuta nella scheda 6 è stata modificata per incorporare le nuove previsioni sul ruolo del Panel.

Borsa è inoltre intervenuta su altri aspetti del ruolo del Panel relativi al costo dei suoi interventi e i criteri per la ripartizione dello stesso.

Sono previste disposizioni differenziate in tema di entrata in vigore; gli emittenti AIM Italia già quotati devono adeguarsi alle nuove disposizioni entro il 30 giugno 2021; entro la stessa data si devono adeguare alle nuove disposizioni le società che presentino domanda di ammissione prima del 16 settembre 2020, considerato che i tempi e lo stato di avanzamento della procedura potrebbero essere avanzati. Tali disposizioni si applicano contestualmente alla quotazione per le società che presentano domanda di ammissione a far data dal 16 settembre 2020.

Un nuovo segmento riservato agli investitori professionali

Borsa Italiana, considerato il consolidarsi del mercato AIM Italia, introduce, su sollecitazione degli operatori, un segmento destinato agli investitori professionali, come definiti nella Mifid II.

Tale segmento potrebbe essere utile per:

· operazioni di società che non hanno immediate necessità di raccolta di capitali, che preferiscono attendere condizioni di mercato migliori rispetto a quelle che si sono trovate ad affrontare in sede di offerta o che desiderano aumentare la loro visibilità con gli investitori prima di procedere con un'offerta;

· società che preferiscono accedere con maggior gradualità al mercato dotandosi man mano delle strutture necessarie per operare sul mercato aperto agli investitori retail;

· raccolte di capitali con caratteristiche di complessità del prodotto offerto non adeguato a una clientela al dettaglio.

Alle società ammesse nel Segmento Professionale verrà richiesto un flottante minimo per almeno il 10% del capitale. Le azioni dovranno essere ripartite presso almeno 5 investitori (anche non istituzionali o professionali) non parti correlate, né dipendenti della società o del gruppo. Qualora il flottante sia inferiore al 10% ma comunque superiore al 2% del capitale oppure il numero degli investitori non sia assicurato o gli investitori siano parti correlate o dipendenti della società o del gruppo Borsa Italiana, contestualmente all'ammissione, disporrà la sospensione delle negoziazioni fino a che venga rispettato il requisito del flottante e, nel caso tale requisito non venga rispettato per 2 anni, disporrà la revoca dalle negoziazioni.

Il Segmento, considerata la diversa liquidità attesa, nonché le specificità degli investitori, assicurerà specifiche modalità di negoziazione, tra le quali un lotto minimo di negoziazione corrispondente a un controvalore di 5.000 euro.

Le negoziazioni saranno accessibili ai soli investitori professionali, mentre agli investitori non professionali si consentiranno solo operazioni in vendita limitatamente agli azionisti esistenti alla data di ammissione nel Segmento Professionale.

Le modifiche entreranno in vigore in vigore dal 20 luglio 2020.

Governance e trasparenza

Vengono introdotte due previsioni allo scopo di rafforzare la governance e la trasparenza societaria.

Con la prima viene richiesto alle società di nominare e mantenere un amministratore in possesso dei requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci dall'articolo 148, comma 3 del TUF che sia scelto dagli azionisti tra i candidati che siano stati preventivamente individuati o valutati positivamente dai Nominated Advisers. In alternativa le società potranno far riferimento ad altra definizione presente in Codici di autodisciplina che prevedano requisiti almeno equivalenti, a prescindere dall'adesione o meno dell'emittente a tale Codice.

Borsa Italiana precisa che a tali amministratori indipendenti si applicheranno le norme di rango superiore eventualmente applicabili (ad es. l'articolo 39-bis del Regolamento Emittenti della Consob che disciplina le responsabilità di tali soggetti, ove presenti, nel caso di offerte pubbliche). La figura dell'amministratore indipendente avrà inoltre rilievo nel contesto della disciplina delle operazioni con parti correlate per effetto del rinvio alla regolamentazione Consob contenuto nel Regolamento AIM Italia e delle disposizioni AIM Italia in tema di parti correlate, in particolare all'articolo 4.

Le società attualmente ammesse all'AIM dovranno adeguarsi al requisito in questione in occasione del primo rinnovo del cda successivo al 31 dicembre 2020.

Con la seconda previsione si stabilisce che la società, già quotata, individui, entro il 31 dicembre 2020, un investor relations manager, anche non esclusivamente dedicato a tale attività ma interno all'organizzazione che si occupi della gestione dei rapporti con gli investitori. Per le società che presentino la domanda di ammissione prima del 16 settembre 2020, considerato che i tempi e lo stato di avanzamento della procedura potrebbero essere avanzati, si consente l'adeguamento entro la stessa data del 31 dicembre 2020. Tali disposizioni si applicano contestualmente alla quotazione per le società che presentano domanda di ammissione a far data dal 16 settembre 2020.

Obblighi degli emittenti

Sono introdotte alcune disposizioni integrative agli obblighi informativi degli emittenti, in particolare in tema di calendario degli eventi societari e pubblicazione dei dati finanziari periodici (bilanci e semestrali); con riguardo ai primi si prevede che gli emittenti comunichino il calendario degli eventi societari con l'indicazione, in particolare, delle date delle riunioni degli organi deputati all'approvazione dei dati contabili e le date delle presentazioni dei dati contabili agli analisti. Con riguardo alla pubblicazione dei dati finanziari periodici (bilanci e semestrali), Borsa Italiana precisa

che entro i rispettivi termini regolamentari deve intervenire anche la pubblicazione della relazione dei revisori, quando obbligatoria.

Le modifiche relative al regime di pubblicazione dei bilanci e delle semestrali si applicano a partire dalle relazioni finanziarie che chiudono al 31 dicembre 2020 o successivamente a tale data.

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/Regolamento-AIM.aspx

 

 

Decreto Rilancio. Proroga della rivalutazione delle partecipazioni non quotate: un’occasione mancata per chiarire il trattamento delle partecipazioni con diritti patrimoniali rafforzati 

L'art. 137 del decreto rilancio (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34) dispone l'ennesima proroga della rideterminazione dei valori di acquisto (dei terreni e) delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati. Tale regime, originariamente introdotto dall'art. 7 della legge n. 448 del 2001, è stato sistematicamente riproposto a partire dall'art. 2 del decreto-legge n. 282 del 2002 e ormai da tempo si è evidenziata l'opportunità che divenga una disposizione a carattere permanente, senza che annualmente si debba di volta in volta prevederne la proroga.

La possibilità di una rivalutazione "a pagamento" del costo delle partecipazioni non quotate risulta di particolare interesse per il contribuente che preveda di realizzare un capital gain dalla cessione a titolo oneroso di detti beni; in tal caso, infatti, risulta possibile ridurre la plusvalenza emergente in sede di realizzo mediante l'adozione, quale costo fiscalmente riconosciuto delle partecipazioni, anziché del rispettivo costo o valore di acquisto, del valore attribuito alla data di riferimento individuata dalla legge, come risultante da apposita relazione giurata di stima.

Ricordiamo che possono rideterminare il valore fiscale delle partecipazioni non quotate unicamente i soggetti in grado di porre in essere operazioni suscettibili di generare "redditi diversi" ai sensi dell'art. 67 del TUIR, cioè:

- persone fisiche residenti, relativamente a partecipazioni detenute al di fuori dell'esercizio dell'attività d'impresa;

- società semplici e soggetti alle stesse equiparati ai sensi dell'art. 5 del T.U.I.R.;

- enti non commerciali, relativamente a partecipazioni detenute al di fuori dell'esercizio dell'attività d'impresa;

- soggetti non residenti, per le partecipazioni in società residenti, che non siano riferibili a stabili organizzazioni in Italia. 

Nel disporre l'ennesima proroga della disciplina – che, a questo punto, come già rilevato, sarebbe opportuno inserire "a sistema" – l'art. 150 del decreto rilancio ha perso tuttavia l'occasione per chiarire espressamente che, per le partecipazioni con diritti patrimoniali rafforzati, il valore da sottoporre a rivalutazione deve essere determinato non sulla base della corrispondente frazione di patrimonio netto della società (come affermato dall'Agenzia delle entrate, ad esempio nella circolare n. 47/E del 24 ottobre 2011) ma sulla base dell'effettivo valore economico attribuibile, proprio in virtù dei diritti patrimoniali rafforzati, a tali partecipazioni. 

A favore di questa soluzione depone in modo inequivoco l'evoluzione della disciplina civilistica dei titoli partecipativi dotati di diritti patrimoniali rafforzati. 

Come noto, anche prima della riforma del diritto societario attuata nel 2003, l'art. 2348 cod. civ. prevedeva la possibilità di "creare categorie di azioni fornite di diritti diversi" (e l'art. 2350 cod. civ. coerentemente disponeva che "ogni azioni attribuisce il diritto ad una parte proporzionale degli utili netti e del patrimonio netto risultante dalla liquidazione, salvi i diritti stabiliti a favore di speciali categorie di azioni a norma degli articoli precedenti"); tuttavia, la diffusione di queste particolari tipologie di titoli partecipativi risultava di fatto fortemente limitata dalla lacunosità delle norme di riferimento e dai dubbi interpretativi che su tali norme erano stati sollevati.

Per ottimizzare la capacità delle imprese di reperire risorse sul mercato dei capitali, la riforma del diritto societario attuata con decreto legislativo n. 6 del 2003 ha espressamente ribadito la possibilità, per le società di capitali, di dotarsi di titoli partecipativi con diritti (patrimoniali e non) diversi. A questo fine, l'art. 2348 cod. civ. è stato novellato per precisare che "si possono … creare, con lo statuto o con successive modificazioni di questo, categorie di azioni fornite di diritti diversi … In tal caso la società, nei limiti imposti dalla legge, può liberamente determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie". Inoltre, come chiarito dalla relazione illustrativa al citato decreto legislativo n. 6 del 2003 "…si è affermato espressamente … nel secondo comma dell'art. 2351 la libertà dell'autonomia statutaria nel determinare e articolare il contenuto dei diritti conferiti dalle categorie di azioni. In tal modo viene perseguito l'obiettivo di ampliare gli strumenti disponibili alle società per attingere a fonti di finanziamento e viene dato ampio spazio alla creatività degli operatori nell'elaborazione di forme adeguate alla situazione di mercato…" 

Negli ultimi anni, le partecipazioni con diritti patrimoniali rafforzati si sono diffuse anche come strumento di retribuzione dei manager; si pensi alle azioni portatrici del c.d. carried interest, cioè del diritto a ricevere una parte più che proporzionale dell'utile complessivo generato dall'investimento, dopo che la generalità dei soci sia stata adeguatamente remunerata con un rendimento pari almeno al capitale investito e ad una ulteriore percentuale prevista nello statuto o nel regolamento (c.d. hurdle rate). Realizzato l'hurdle rate, come tutti sanno, queste partecipazioni attribuiscono un diritto patrimoniale superiore a quello riconosciuto agli altri soci e quindi sono anche foriere di una maggiore plusvalenza realizzabile.

In questa prospettiva evolutiva, sarebbe stato sistematicamente corretto completare, con la disciplina fiscale, il quadro disegnato dal legislatore della riforma del diritto societario, prevedendo espressamente il pieno riconoscimento delle differenze specifiche dei diversi titoli partecipativi anche in sede di loro valutazione, e confermando altresì la validità delle eventuali rivalutazioni operate con questa modalità anche in data precedente alla entrata in vigore di questa disposizione.

La metodologia di valutazione basata sul valore di mercato del titolo risulta peraltro oggettiva al pari di quella basata sulla frazione di patrimonio netto, perché i diritti patrimoniali rafforzati sono esattamente quantificabili attraverso precise formule matematiche, esplicitate dagli stessi statuti societari. A contrariis, dato che questi titoli comportano il realizzo di plusvalenze superiori alla quotità nominale di patrimonio in essi rappresentata, negare la possibilità di un loro affrancamento basato sul reale valore economico equivale a consentire una rivalutazione solo "parziale" delle suddette partecipazioni, con un vulnus evidente alla ratio del regime di affrancamento, che invece intende consentire a tutti i portatori l'adeguamento ai valori reali e attuali delle partecipazioni in loro possesso.