Tel. / Fax + 39 091 2513620
segreteria@studioperrino.it

Rassegna di aggiornamento (giugno 2020) - II

Rassegna di aggiornamento (giugno 2020) - II

 

GIURISPRUDENZA

Crisi di impresa

Corte Costituzionale, 07 maggio 2020, n. 85. Pres. Marta Cartabia. Est. Daria De Pretis.

La Corte costituzionale si è così pronunciata:
1) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 186-bis, quinto comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), come introdotto dall’art. 33, comma 1, lettera h), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, n. 134, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in riferimento agli artt. 3, 41 e 117, secondo comma, lettera a), della Costituzione, con le ordinanze indicate in epigrafe; 
2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) e dell’art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., con le ordinanze indicate in epigrafe; 
3) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 163 del 2006 e dell’art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in riferimento agli artt. 3 e 41 Cost., con le ordinanze indicate in epigrafe; 
4) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, sollevate dal Consiglio di Stato, sezione quinta, in riferimento agli artt. 3, 41 e 97 Cost., con l’ordinanza indicata in epigrafe.

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23695/crisieinsolvenza

 

 

Cassazione civile, sez. I, 08 giugno 2020, n. 10884. Pres. Didone. Est. Falabella

Va ribadito che, alla stregua del principio dell’ordine legittimo delle prelazioni, l'ammontare della somma ritraibile dalla liquidazione concorsuale segna il limite minimo di soddisfacimento dei creditori privilegiati: da tale limite si desume che il creditore chirografario non può vedere adempiuta, neanche parzialmente, la propria obbligazione se il presumibile valore di realizzo dei beni su cui insiste il diritto di prelazione non consenta di soddisfare i creditori privilegiati. 
Pertanto, il soddisfacimento parziale dei creditori muniti di privilegio generale può trovare un fondamento giustificativo solo nell'incapienza del patrimonio mobiliare del debitore, sicché il soddisfacimento dei creditori chirografari non può che dipendere, in tal caso, dalla presenza di beni immobili (ovviamente per la parte che non e` deputata a garantire i creditori che vantino un titolo di prelazione su di essi) o da liquidita` estranee al patrimonio del debitore stesso. 
(Con tale decisione la Suprema Corte torna sul tema se la disciplina del concordato preventivo imponga l'integrale pagamento del credito di rango superiore prima di soddisfare quello di grado inferiore o se, piuttosto, sia ammessa la falcidia del credito di grado poziore e il pagamento parziale del credito di rango più basso, a condizione che al primo sia assicurato un trattamento più favorevole rispetto a quello riservato al secondo).
(Astorre Mancini) 

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23770/crisieinsolvenza

 

 

Cassazione Sez. Un. Civili, 24 giugno 2020, n. 12476. Pres. Mammone. Est. Terrusi

Oggetto della domanda di revocatoria (ordinaria o fallimentare) non è il bene in sé, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità del bene a esecuzione;
Il bene dismesso con l'atto revocando viene in considerazione, rispetto all'interesse dei creditori dell'alienante, soltanto per il suo valore.
Ove l'azione costitutiva non sia stata dai creditori dell'alienante introdotta prima del fallimento dell'acquirente del bene che ne costituisce oggetto, essa stante l'intangibilità dell'asse fallimentare in base a titoli formati dopo il fallimento (cd. cristallizzazione) - non può essere esperita con la finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale, poiché giustappunto si tratta di un'azione costitutiva che modifica ex post una situazione giuridica preesistente.
In questo caso i creditori dell'alienante (e per essi il curatore fallimentare ove l'alienante sia fallito) restano tutelati nella garanzia patrimoniale generica dalle regole del concorso, nel senso che possono insinuarsi al passivo del fallimento dell'acquirente per il valore del bene oggetto dell'atto di disposizione astrattamente revocabile, demandando al giudice delegato di quel fallimento anche la delibazione della pregiudiziale costitutiva.
 (Redazione IL CASO.it) 

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23815/crisieinsolvenza

 

 

Cassazione Sez. Un. Civili, 28 maggio 2020, n. 10080. Pres. Travaglino. Est. Cosentino.

L'imprenditore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato non perde la capacita` di stare in giudizio, come non la perde l'imprenditore che sia stato ammesso al concordato; pertanto, la mancata autorizzazione del tribunale alla proposizione di una domanda giudiziale da parte di un imprenditore che abbia chiesto di essere ammesso al concordato preventivo non incide sull'ammissibilità della domanda stessa. 
La mancanza della previa autorizzazione del tribunale al compimento di un atto per cui tale autorizzazione sarebbe stata necessaria ai sensi del settimo comma dell' art. 161 l.f. spiega effetti sul piano dei rapporti sostanziali, a partire dalla non prededucibilità dei crediti di terzi che da tale atto derivino (come si evince, a contrariis, dalla disposizione del suddetto comma alla cui stregua «i crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell'articolo 111»); ma la suddetta mancanza - pur quando tale autorizzazione possa ritenersi in concreto necessaria per la proposizione di una determinata domanda giudiziale, in ragione degli oneri e dei rischi connessi all'introduzione di una specifica lite - non spiega alcun effetto sul piano processuale. (Astorre Mancini) 

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23711/crisieinsolvenza

 

 

Cassazione civile, sez. I, 29 maggio 2020, n. 10302. Pres. Genovese. Est. Di Marzio.

In ipotesi di trasformazione regressiva di una società di capitali in società semplice, con conseguente cancellazione dal registro delle imprese della società trasformata e di iscrizione di quella derivata dalla trasformazione nell’apposito registro speciale, la decorrenza del termine annuale di cui alla L. Fall., art. 10, va calcolato dalla detta cancellazione, con conseguente iscrizione nel registro speciale di cui del D.P.R. 14 novembre 1999, n. 558, art. 2.

Occorre però precisare che, ove la società semplice derivante dalla trasformazione "regressiva" prosegua in realtà nell’attività di impresa (ed insomma ove la trasformazione non sia che un espediente finalizzato a sottrarsi alla fallibilità), essa assume, per i fini in discorso, le vesti della società irregolare (Cass. 28 aprile 1999, n. 4270; Cass. 23 aprile 2007, n. 9569), intendendosi per tale, ai fini del decorso del termine in questione (e senza che ciò implichi, qui, una presa di posizione sull’atteggiarsi del fenomeno nel suo complesso), non solo la società per la quale non siano stati ab origine osservati gli adempimenti di carattere pubblicitario previsti dal legislatore (v. già Cass. 8 marzo 1963, n. 569), ma anche la società regolarmente iscritta che divenga irregolare in un momento successivo (irregolarità c.d. "sopravvenuta"), a seguito della cancellazione dal registro delle imprese, con continuazione dell’esercizio della propria attività. In simile frangente, va dunque fatta applicazione del principio, formatosi con riguardo al tema dell’applicabilità del termine annuale alle società non iscritte nel registro delle imprese, che impone sì l’applicazione del termine menzionato, ma dal momento in cui l’effettiva, e non fittizia, cessazione dell’attività venga palesata all’esterno.

In tal senso è stato affermato che, in tema di fallimento, il principio, emergente dalla sentenza 21 luglio 2000, n. 319 e dalle ordinanze 7 novembre 2001, n. 361 ed 11 aprile 2002, n. 131 della Corte costituzionale, secondo cui il termine di un anno dalla cessazione dell’attività, prescritto dalla L. Fall., art. 10, ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese, anziché dalla definizione dei rapporti passivi, non esclude l’applicabilità del predetto termine anche alle società non iscritte nel registro delle imprese, nei confronti delle quali il necessario bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche impone d’individuare il dies a quo nel momento in cui la cessazione dell’attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, o comunque sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata (Cass. 28 agosto 2006, n. 18618; Cass. 13 marzo 2009, n. 6199; per l’applicabilità del termine annuale alle società non iscritte, a far data dal momento in cui la cessazione dell’attività è resa nota ai terzi, v. pure Cass. 25 luglio 2016, n. 15346; Cass. 8 novembre 2013, n. 25217). (Redazione IL CASO.it)

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23737/crisieinsolvenza

 

Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n. 9027. Pres. Nazzicone. Est. Pazzi.

Il credito del professionista che abbia predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo non è prededucibile nel successivo fallimento ove l'ammissione alla procedura minore sia stata revocata per atti di frode dei quali il professionista stesso fosse a conoscenza.

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23684/crisieinsolvenza

 

Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2020, n. 7117. Pres. Didone. Est. Pazzi.

La mera presentazione di una richiesta di concessione di un termine ex art. 161, commi 6 e 10, l.fall. costituisce un fatto neutro inidoneo di per sé a dimostrare la volontà del debitore di sfuggire alla dichiarazione di fallimento, giacché il mero differimento del procedimento prefallimentare che ne discende rimane neutralizzato dal fenomeno di consecuzione delle procedure concorsuali; nondimeno, la circostanza della presentazione della domanda anticipata di concordato all'ultimo momento utile può concorrere a dimostrare, unitamente ad altri elementi atti a rappresentare in termini abusivi il quadro d'insieme in cui l'iniziativa è stata assunta, il perseguimento di finalità dilatorie del tutto diverse dall'intenzione di regolare la crisi d'impresa. (massima ufficiale)

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23683/crisieinsolvenza

 

Tribunale Ravenna, 29 maggio 2020. Pres. Sereni Lucarelli. Est. Farolfi.

E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.
L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.
Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.
Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it)

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23715/crisieinsolvenza

 

Tribunale Mantova, 09 aprile 2020. Pres. Gibelli. Est. Bernardi.

Durante la fase pre-concordataria deve ritenersi ammissibile soltanto la sospensione dei contratti pendenti e non lo scioglimento, in quanto la provvisorietà degli effetti della domanda di concordato c.d. in bianco appare incompatibile con la stabilizzazione e la irreversibilità degli effetti che lo scioglimento comporta nei confronti delle controparti contrattuali.
Va disposta la sospensione degli effetti dei contratti pendenti allorquando il mantenimento della loro operatività comporterebbe costi di natura prededucibile difficilmente sostenibili dall’impresa proponente e che potrebbero pregiudicare la concreta fattibilità del piano di concordato da predisporsi e in quanto concernenti cespiti non funzionali alla sua realizzazione. (Redazione IL CASO.it) 

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23713/crisieinsolvenza

 

Tribunale Vicenza, 29 maggio 2020. Pres. Limitone. Est. Silvia Saltarelli.

Non è fondata l’eccezione di prescrizione (formulata ai sensi del combinato disposto degli art. 10 e 147 secondo comma l. fall.) dell’azione promossa dal curatore del fallimento d’un imprenditore individuale, volta a far dichiarare il fallimento della società di fatto e occulta di cui il fallito sia risultato essere socio. Nella Relazione illustrativa al d.lgs. 5/2006 si prevede infatti, con riferimento all'art. 10 l.f., che le società non iscritte (società di fatto o irregolari e quindi, a fortiori, anche quelle occulte), continuano ad essere assoggettate a fallimento senza alcun limite temporale. Per la stessa Corte Costituzionale (ord. n. 321/2002), la necessità di dare certezza alle situazioni giuridiche “consente al legislatore di prevedere una diversa disciplina per le società ed i soci in regola con le disposizioni sulla pubblicità e per i soci e le società irregolari, se non occulti, essendo la mancata registrazione una scelta degli stessi associati, che in tal modo si espongono, per loro volontà, alle conseguenze di tale loro opzione". Né è applicabile alla società occulta il criterio di individuazione del momento di decorrenza del termine annuale ex art. 10 l.f. elaborato dalla Corte di Cassazione (Cass. n. 18618/2006), con riferimento alle società non iscritte nel registro delle imprese (i.e. momento in cui la cessazione dell’attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o comunque sia stata dagli stessi conosciuta): infatti, nella società occulta, non essendo volutamente esteriorizzato il vincolo sociale, i terzi possono acquisire conoscenza dell’effettiva cessazione dell’attività sociale solo con l’accertamento giudiziale della sussistenza della società occulta.
Con riferimento a un rapporto sociale occulto, ai fini dell’accoglimento d’una domanda proposta ex art. 147 quinto comma l. fall., devono sussistere gli ordinari presupposti per la configurabilità di una società ai sensi dell’art. 2247 c.c. e dunque un elemento oggettivo (conferimenti di beni o servizi; esercizio in comune di un’attività economica; partecipazione agli utili e alle perdite) e un elemento soggettivo (cd. affectio societatis, o volontà di collaborare e di creare un vincolo proiettato al raggiungimento di un risultato comune), non trascurandosi che, una volta accertato l’elemento oggettivo, quello soggettivo ricorre ex se ogniqualvolta non sia ravvisabile un altro tipo di affectio (coniugale o familiare). La natura occulta del vincolo sociale, in ogni caso, esclude la sua esteriorizzazione mediante la spendita del nome, là dove, al contrario, il socio occulto, proprio in quanto tale cerca sempre di "mascherare" la propria qualità di socio, attribuendo ai propri atti un nomen iuris non societario (p.e. per giustificare il pagamento di debiti sociali, asserisce di aver erogato all'imprenditore individuale meri mutui o, per gestire gli affari sociali, spende la propria qualità di commercialista di fiducia dell'imprenditore individuale). Da ultimo, l’insolvenza da prendere in considerazione è quella già accertata nei confronti dell’imprenditore individuale, ma in realtà fallito come socio di una società occulta, perché l’insolvenza della società occulta è la stessa insolvenza dell’imprenditore apparentemente individuale già dichiarato fallito, onde non occorre provare l’insolvenza dei soci occulti, perché il loro fallimento è conseguenza automatica del fallimento sociale ex art. 147 primo comma l. fall. 
L'esistenza del contratto sociale, oltre che da prove dirette, può risultare da manifestazioni esteriori rivelatrici delle componenti del rapporto societario, potendo il giudice accertare tale elemento mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni. In particolare, sono indici rivelatori le fideiussioni e i finanziamenti in favore dell’imprenditore individuale quando, per la loro sistematicità e per ogni altro elemento concreto, siano ricollegabili a una costante opera di sostegno all’impresa, qualificabile come collaborazione di un socio al raggiungimento degli scopi sociali, tenuto conto che la sistematicità non va intesa in senso meramente quantitativo, potendo pochi interventi di finanziamento costituire un indice rivelatore del rapporto societario in presenza di altre circostanze come, ad esempio, l’effettuazione in momenti decisivi per lo sviluppo dell’impresa o per evitarne la crisi; a maggior ragione quando i finanziamenti non siano giustificabili in relazione a vincoli di coniugio o parentela. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian)

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23701/crisieinsolvenza

 

Tribunale Bergamo, 25 giugno 2020. Pres. Laura De Simone. Est. Conca.

In tema di competenza nelle procedure concorsuali, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII prevede ora che “per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione è competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168”; esso va riferito alle procedure di regolazione della crisi (tra cui quelle per le quali è propedeutica la domanda ex art. 161, sesto comma, l.fall.) relative a imprese aventi i requisiti per l’assoggettabilità ad amministrazione straordinaria, giacché qualora letteralmente ricondotto alle sole imprese già in amministrazione straordinaria diverrebbe inapplicabile, posto che l’amministrazione straordinaria non costituisce un “prius” logico e funzionale rispetto alle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza che, per converso, necessariamente la precedono.
In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorché faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) 

http://crisieinsolvenza.ilcaso.it/sentenze/ultime/23818/crisieinsolvenza

 

Diritto bancario

Cassazione Sez. Un. Civili, 26 maggio 2020, n. 9769. Pres. Mammone. Est. Mercolino.

La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola di intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare un concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dal servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente a un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e dal dovere di agire per preservare gli interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda e configurandosi, dunque, come antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore.

http://bancheclienti.ilcaso.it/sentenze/ultime/23667/bancheclienti

 

Cassazione civile, sez. I, 27 aprile 2020, n. 8212. Pres. De Chiara. Est. Federico.

In tema di risoluzione del contratto per inadempimento, la sua gravità ai sensi dell'art. 1455 c.c. va sempre commisurata all'interesse che la parte adempiente aveva o avrebbe potuto avere alla regolare esecuzione del negozio. (Nella fattispecie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale, ancorchè avesse rilevato l'inadempimento di una banca con riferimento obblighi informativi correlati ad un'operazione di acquisto di bond argentini del 1997, aveva escluso l'importanza dell'inadempimento in ragione della successiva stipula nel 2000, da parte del medesimo cliente, di un contratto di intermediazione finanziaria con identico oggetto). (massima ufficiale)

http://bancheclienti.ilcaso.it/sentenze/ultime/23679/bancheclienti

 

Tribunale Busto Arsizio, 26 maggio 2020. Est. Barile.

L’inserimento nel contratto di fideiussione stipulato in favore di una banca, in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, aveva ritenuto essere contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali, non determina la nullità del contratto (a valle) di fideiussione che non può dirsi giuridicamente collegato alla intesa anticoncorrenziale, perché detta intesa non viene richiamata nella fideiussione, perché il cliente stipula il contratto per soddisfare un proprio interesse che si ricollega ed esaurisce nel fine tipico dell’operazione e perché l’art. 2 della legge 287/1990 vieta le intese ma nulla dispone circa le sorti dei rapporti commerciali stipulati tra l’impresa e altri contraenti in un sistema governato dal principio della non interferenza tra regole di comportamento e regole di validità degli atti. (Francesco Mainetti)

http://bancheclienti.ilcaso.it/sentenze/ultime/23717/bancheclienti

 

Tribunale Imperia, 14 maggio 2020. Est. Longarini.

Qualora sia stata proposta eccezione riconvenzionale di nullità della fideiussione per contrarietà alla normativa antitrust, il giudice deve deciderla unitamente al merito dell’opposizione, atteso che l’art.34 c.p.c. opera soltanto a fronte di apposita espressa domanda di accertamento incidentale, quale condizione necessaria per l’applicazione della norma, senza che operi la “riserva di competenza” delle sezioni specializzate in materia di impresa, che riguarda (per espressa disposizione della lettera dell’art. 33 L. 287/1990) le sole azioni, non anche le eccezioni.
Per le fideiussioni rilasciate nel periodo coperto dall’accertamento della Banca d’Italia n. 55/2005, non può eccepirsi, in fase di opposizione, che il Giudice sia privo della “prova” della nullità, posto che detto provvedimento n. 55/2005 deve ritenersi oramai “fatto notorio”.
Le clausole contrattuali contenute in fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie, conformi allo schema di contratto predisposto dall’ABI, in quanto riproduttive nella sostanza delle clausole 2/8/9 dello schema ABI, sono nulle in quanto applicazione di intese illecite vietate dalla normativa antitrust, e ciò indipendentemente dal fatto che i contratti fideiussori siano stati conclusi prima o dopo l’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale della Banca d’Italia e quindi prima o dopo il 2.5.2005.

La presenza in fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie di clausole conformi allo schema ABI determina un’ipotesi di nullità totale del contratto (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendo ritenersi che lo schema della fideiussione omnibus oggetto dell’intesa vietata assolve ad una funzione specifica e diversa da quella della fideiussione civile, funzione che verrebbe meno se le clausole più significative fossero eliminate dallo schema, e che in un contesto di disapplicazione dell’intesa nulla, e di riconosciuta nullità delle clausole in questione, i contratti non sarebbero quindi stati conclusi ad analoghe condizioni. (Francesco Dimundo)

http://bancheclienti.ilcaso.it/sentenze/ultime/23712/bancheclienti

 

 

Diritto civile

Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 20 maggio 2020, n. 9291. Pres. Berrino. Est. De Gregorio.

Nel contratto di agenzia, il diritto di esclusiva è connaturato al rapporto e dispiega i suoi effetti sia durante la permanenza dello stesso che nel periodo successivo alla sua cessazione; all'agente spettano, quindi, anche provvigioni postume, sempre che la conclusione dell'affare, avvenuta dopo la cessazione del contratto, sia il frutto della prevalente attività promozionale da questi svolta durante il mandato, senza che rilevino, in considerazione del vincolo di esclusiva, gli eventuali interventi della società preponente finalizzati alla conclusione dell'affare. (massima ufficiale)

http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/23744?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email#gsc.tab=0

 

Diritto societario

Cassazione civile, sez. III, 12 giugno 2020, n. 11304. Pres. Travaglino. Est Fiecconi.

In tema di responsabilità del liquidatore nei confronti dei creditori sociali rimasti insoddisfatti dopo la cancellazione della società, ex art. 2495 c.c., comma 2, il conseguimento, nel bilancio finale di liquidazione, di un azzeramento della massa attiva non in grado di soddisfare un credito non appostato nel bilancio finale di liquidazione, ma comunque provato quanto alla sua sussistenza già nella fase di liquidazione, è fonte di responsabilità illimitata del liquidatore verso il creditore pretermesso, qualora sia allegato e dimostrato che la gestione operata dal liquidatore evidenzi l'esecuzione di pagamenti in spregio del principio della par condicio creditorum, in violazione delle cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c., comma 2. Pertanto, ove il patrimonio si sia rivelato insufficiente per soddisfare alcuni creditori sociali, il liquidatore, per liberarsi dalla responsabilità su di lui gravante in riferimento al dovere di svolgere un'ordinata gestione liquidatoria del patrimonio sociale destinato al pagamento dei debiti sociali, ha l'onere di allegare e dimostrare che l'intervenuto azzeramento della massa attiva tramite il pagamento dei debiti sociali non è riferibile a una condotta assunta in danno del diritto del singolo creditore di ricevere uguale trattamento rispetto ad altri creditori, salve le cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c. (Redazione IL CASO.it)

http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/23784?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email#gsc.tab=0

 

Cassazione civile, sez. I, 29 maggio 2020, n. 10301. Pres. De Chiara. Est. Scotti.

L'atto di citazione notificato ad una società già incorporata in un'altra è nullo per inesistenza della parte convenuta, ma tale nullità, rilevabile d'ufficio, resta tuttavia sanata per effetto della costituzione in giudizio della società incorporante, indipendentemente dalla volontà e dall'atteggiamento processuale di questa, atteso che la "vocatio in ius" di un soggetto non più esistente, ma nei cui rapporti sia succeduto un altro soggetto, consente comunque di individuare il rapporto sostanziale dedotto in giudizio, realizzando un vizio meno grave rispetto a quello da cui è affetta la "vocatio" mancante dell'indicazione della parte processuale convenuta, che pure è sanabile mediante la costituzione in giudizio di chi, malgrado il vizio, si sia riconosciuto come convenuto. (massima ufficiale)

http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/23787?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email#gsc.tab=0

 

Appello Milano, 13 febbraio 2020. Pres. Meroni. Est. Silvia Giani.

Costituisce un’ipotesi non consentita di deroga, volta a snaturare la funzione del contratto associativo descritta nell’art. 2247 c.c. (esercizio in comune di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili e, simmetricamente, le perdite), ed un elusione del divieto di patto leonino la previsione di un’opzione put e di un meccanismo contrattuale che esonerino il socio dalla partecipazione alle perdite finanche in caso di azzeramento del valore della partecipazione in conseguenza della perdita integrale del capitale sociale. (Franco Benassi)

http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/23732?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email#gsc.tab=0

 

Tribunale Roma, 01 giugno 2020. Est. Romano.

Deve ritenersi consentito che la società proceda alla nomina di un sindaco unico limitandone i compiti alla vigilanza interna, con esclusione del controllo contabile. In tal caso, il sindaco unico non dovrà essere necessariamente iscritto nel registro dei revisori dei conti.
Ove lo statuto preveda o, comunque, consenta la nomina di un sindaco unico con esclusivi compiti di controllo interno, il richiamo alle norme previste per le società azionarie, contenuto nell’art. 2477, comma 5, c.c. non va inteso in modo rigido, dovendosi comunque tener conto della struttura della società a responsabilità limitata.
La duplice circostanza che possa essere nominato un sindaco unico e che la società possa determinare la natura del controllo (sulla gestione ovvero revisione contabile) comporta l’impossibilità di applicare alla società a responsabilità limitata il precetto di cui all’art. 2397, comma 2, c.c. laddove richiede che almeno un membro effettivo ed uno supplente siano scelti tra i revisori legali iscritti nell'apposito registro; sembrerebbe, infatti, irrazionale che sia imposta, quale requisito della nomina, una particolare professionalità ove, poi, la società possa escludere l’esercizio di mansioni che quella professionalità giustifica. (Franco Benassi)

http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/23740?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email#gsc.tab=0

 

 

Procedura civile

Cassazione civile, sez. VI, 20 maggio 2020, n. 9203. Pres. Scaldaferri. Est. Dolmetta.

L'art. 94 c.p.c. prevedendo la condanna alle spese in favore dell'avversario vincitore, eventualmente in solido con la parte, del soggetto che la rappresenti, si giustifica con il fatto che il predetto, pur non assumendo la veste di parte nel processo, esplica pur tuttavia, anche se in nome altrui, un'attività processuale in maniera autonoma; tale condanna postula la ricorrenza di gravi motivi, da enunciarsi in modo specifico dal giudice, quali la trasgressione del dovere di lealtà e probità di cui all'art. 88 c.p.c., ovvero la mancanza della normale prudenza tipica della responsabilità processuale aggravata di cui all'art. 96, comma 2, c.p.c. (massima ufficiale)

http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/23757?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email#gsc.tab=0

 

Tribunale Ravenna, 08 gennaio 2020. Est. Farolfi.

L’eccezione secondo cui le parti avrebbero pattuito una riduzione di quanto complessivamente dovuto è un tipico patto modificativo della precedente obbligazione che non solo deve essere provato dal convenuto (ai sensi dell’art. 2697 co. 2 c.c.) ma ancor prima rappresenta una eccezione in senso stretto che deve essere allegata tempestivamente; la circostanza che l’eccezione sia contenuta per la prima volta in una memoria di costituzione coincidente con quella istruttoria non modifica la situazione, considerato che la parte non può – logicamente e giuridicamente – essere ammessa a provare una circostanza modificativa che non possa più dedurre ritualmente in giudizio: sarebbe altrimenti sempre aggirabile il sistema di preclusioni progressive previste dal codice di rito al fine di assicurare una ragionevole durata del processo ordinario di cognizione.
Il pagamento è invece fatto estintivo che rientra nella categoria delle eccezioni in senso lato, che ben possono quindi essere valorizzate dal giudice se risultanti ex actiis. (Redazione IL CASO.it) 

http://mobile.ilcaso.it/sentenze/ultime/23721?https://news.ilcaso.it/?utm_source=newsletter&utm_campaign=solo%20news&utm_medium=email#gsc.tab=0