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Rassegna di aggiornamento (giugno 2020) - I

Rassegna di aggiornamento (giugno 2020) - I

 

NEWS

Emergenza COVID-19. La Commissione Europea respinge la richiesta di rinvio del regolamento di esecuzione della SRHD II sull’identificazione degli azionisti e la trasmissione delle informazioni

Il 28 maggio 2020 la Commissione ha risposto alla lettera congiunta di EuropeanIssuers e altre associazioni di categoria di intermediari e depositari centrali in cui si chiedeva il rinvio di 12 mesi dell'applicazione del regolamento di esecuzione (UE) 2018/1212 (di seguito "regolamento di esecuzione") della direttiva sui diritti degli azionisti (SRHD II) che è fissata a settembre 2020, chiedendo quindi un rinvio a settembre 2021 (si veda nostra news).

Nella lettera inviata alla Commissione Europea le associazioni rappresentavano le criticità per l'implementazione del regolamento di esecuzione anche a fronte del fatto che la pandemia ha avuto degli impatti sulle attività quotidiane del personale di intermediari ed emittenti coinvolto nell'attività di compliance al regolamento di esecuzione (soprattutto con riferimento all'Information Technology) ed ora impegnato su altri fronti. Tra le altre difficoltà rappresentate vi è quella del mancato completamento del quadro normativo nazionale in alcuni Stati membri; è il caso dell'Italia ove mancano ancora i regolamenti attuativi che dovranno tra l'altro definire le modalità operative per l'applicazione dell'identificazione degli azionisti a norma dell'art. 83-duodecies Tuf e per la trasmissione delle informazioni e l'agevolazione dell'esercizio dei diritti degli azionisti (cfr. art. 82, comma 4-bis Tuf). 

Con riferimento al diritto di identificazione degli azionisti, il legislatore italiano ha previsto, a differenza di tutti gli altri paesi dell'Unione Europea tranne l'Olanda, una limitazione al diritto per gli emittenti, riconosciuto dalla Direttiva, di identificare tutti i propri azionisti, stabilendo che questo possa avvenire solo per gli azionisti che detengano una partecipazione superiore allo 0,5% del capitale dell'emittente. L'aspetto più rilevante da definire a livello regolamentare riguarda l'applicazione della soglia agli azionisti che abbiano frazionato la propria partecipazione in più conti presso diversi intermediari, per evitare rischi di un'elusione dell'identificazione che comprometterebbe l'efficacia della disciplina, già fortemente ridotta dalla scelta, contestata da Assonime nella risposta alla consultazione del MEF, di introdurre la soglia. 

Con riguardo all'agevolazione e trasmissione dei diritti degli azionisti, l'art. 3-quater, par. 2, comma 2 della direttiva stabilisce che: "Gli Stati membri assicurano che dopo l'assemblea generale l'azionista o un soggetto terzo nominato dall'azionista possano ricevere, almeno su richiesta, una conferma del fatto che i rispettivi voti sono stati validamente registrati e conteggiati dalla società, a meno che non siano già in possesso di tale informazione. Gli Stati membri possono stabilire un termine ultimo per la richiesta di tale conferma. Tale termine non può essere superiore a tre mesi dalla data del voto".

Riteniamo che la conferma in oggetto sia applicabile a tutte le assemblee (non solo a quelle che prevedono votazioni elettroniche ai sensi del medesimo articolo, par. 2, comma 1) ma solo allorché le informazioni previste non siano già disponibili per altra via; è il caso, nella disciplina italiana secondo la quale l'emittente deve mettere a disposizione sia il rendiconto, entro 5 giorni dall'assemblea, sia il verbale, entro 30 giorni dall'assemblea (cfr. art. 125-quater Tuf). Tale ultimo termine appare del tutto compatibile con quello previsto dalla direttiva ma non anche con quello del regolamento di esecuzione che ha stabilito un termine in violazione della direttiva (15 giorni). Stante il fatto che la disciplina italiana vigente già assicura un regime di piena trasparenza dei voti, sarebbe opportuno mantenere tale disciplina chiarendo, nella regolamentazione secondaria di futura emanazione, che il verbale già ottempera alle previsioni dell'art. 3-quater, par. 2, comma 2 della direttiva. Ciò sarebbe inoltre in linea con le posizioni espresse dalla Commissione Europea nei lavori di implementazione della direttiva. 

Nella lettera di risposta la Commissione, pur manifestando comprensione per le difficoltà derivanti dalla situazione senza precedenti causata dalla pandemia, sottolinea che la direttiva è stata pubblicata 3 anni fa e che i requisiti minimi stabiliti nel regolamento di esecuzione sono noti da oltre 1 anno e per tale motivo il tempo è stato sufficiente per prepararsi alle nuove disposizioni.  La Commissione, inoltre, ribadisce la necessità di una rapida applicazione delle nuove regole che favoriscono un impegno degli azionisti nel lungo periodo e facilitano l'esercizio transfrontaliero dei loro diritti. Pertanto, la Commissione conclude di non poter accogliere la richiesta delle associazioni e che il regolamento di esecuzione si applicherà, come previsto, a decorrere dal 3 settembre 2020.

 

 

Operazioni con parti correlate: Consob introduce semplificazioni temporanee per l’accesso alle procedure di urgenza

La Consob interviene per agevolare il ricorso delle società con azioni quotate e delle società con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante – soggette all'applicazione del Regolamento Consob n. 17221 del 12 marzo 2010 (in seguito anche solo "Regolamento OPC") – alle procedure semplificate delle operazioni urgenti per realizzare operazioni di rafforzamento patrimoniale con parti correlate.

Le misure temporanee così adottate manifestano una tempestiva risposta della Consob – nell'attuale fase di emergenza connessa alla pandemia da Covid19 – all'esigenza delle società quotate e delle società diffuse di poter realizzare operazioni di rafforzamento patrimoniale che prevedono anche l'intervento di parti correlate.

In particolare, con delibera n. 21396 del 10 giugno 2020 la Consob dispone per le operazioni con parti correlate aventi ad oggetto misure di rafforzamento patrimoniale, siano esse di competenza consiliare o assembleare, una sospensione temporanea della disposizione del Regolamento OPC che subordina l'accesso alle procedure di urgenza alla previa disposizione statutaria e previsione nelle procedure per le operazioni con parti correlate. La sospensione è temporanea e decorre dal 10 giungo 2020 fino al 30 giugno 2021.

Ne consegue che tutte le società quotate e le società diffuse potranno nel predetto periodo concludere operazioni di rafforzamento patrimoniale con parti correlate usufruendo – anche in assenza di una disposizione statutaria e di una previsione nelle procedure – della procedura semplificata disciplinata dagli artt. 11 e 13 del Regolamento OPC.

Le operazioni urgenti di competenza dell'organo di amministrazione potranno pertanto essere deliberate senza applicare gli obblighi procedurali ordinari previsti dagli artt. 7 e 8 del Regolamento OPC (per le operazioni maggiore rilevanza: competenza deliberativa del consiglio, parere vincolante del comitato composto da amministratori indipendenti che deve essere coinvolto nelle trattative; per le operazioni di minore rilevanza: parere non vincolante del comitato composto in maggioranza da amministratori indipendenti), purché:

  • qualora l'operazione da compiere ricada nelle competenze di un consigliere delegato o del comitato esecutivo, il presidente del consiglio di amministrazione o di gestione sia informato delle ragioni di urgenza prima del compimento dell'operazione;
  • le operazioni siano successivamente oggetto, ferma la loro efficacia, di una delibera non vincolante alla prima assemblea utile; 
  • l'organo che convoca l'assemblea predisponga una relazione contenente un'adeguata informativa sulle ragioni di urgenza e l'organo di controllo riferisca all'assemblea le proprie ragioni in merito alla sussistenza delle ragioni di urgenza; 
  • la relazione e le valutazioni siano pubblicate almeno 21 gg prima dell'assemblea; 
  • le informazioni sull'esito del voto assembleare, con dettaglio sul numero dei voti complessivamente espressi dai soci non correlati, siano messe a disposizione del pubblico entro il giorno successivo all'adunanza.

Alle operazioni urgenti con parti correlate di competenza assembleare si applicano, in deroga alle procedure ordinare (analoghe a quelle previste per le operazioni di competenza del consiglio), soltanto gli obblighi di cui all'art. 13, comma 6, lett. c) e d) Regolamento OPC, relativi alla predisposizione e alla pubblicazione della relazione dell'organo che convoca l'assemblea, circa la motivazione delle ragioni di urgenza, e alle valutazioni dell'organo di controllo, circa la sussistenza della regioni di urgenza.

La delibera n. 21396/2020 non precisa l'ambito oggettivo delle operazioni che possono beneficiare di tale estensione. In particolare, appare ragionevole ritenere che possano considerarsi come operazioni di "rafforzamento patrimoniale" non solo le operazioni di ricapitalizzazione ma tutte le operazioni che perseguono direttamente o indirettamente il rafforzamento patrimoniale.

Con la comunicazione n. 6/2020 dell'11 giugno 2020 la Consob precisa, inoltre, che per l'accesso alle procedure di urgenza per le operazioni con parti correlate di competenza assembleare si intendono ricomprese nell'ambito delle "situazioni di crisi aziendale" anche i "casi di emergenza connessi alla pandemia da Covid-19". Anche questa precisazione interpretativa – che trova già fondamento nel par. 18 della Comunicazione n. DEM/10078683 del 24 settembre 2010 che già ricomprendeva in tale categoria non solo le situazioni di acclarata crisi ma anche le situazioni di tensione finanziaria – si intende limitata nel tempo e decorre dal 11 giungo 2020 fino al 30 giugno 2021.

 

Operazioni con parti correlate: estensione agli emittenti AIM Italia delle semplificazioni temporanee adottate dalla Consob per l’accesso alle procedure di urgenza

In seguito alla delibera n. 21396 del 10 giugno 2020 e alla comunicazione n. 6/2020 dell'11 giugno 2020 della Consob (cfr. nostra news del 12 giugno 2020), volte a facilitare il ricorso delle società quotate e cd. diffuse alle procedure di urgenza per le operazioni urgenti di rafforzamento patrimoniale con parti correlate, Borsa Italiana ha esteso fino al 30 giugno 2021 – con avviso n. 16183 del 16 giugno 2020 – le medesime misure temporanee anche agli emittenti AIM Italia.

Considerato che agli emittenti AIM Italia si applicano, ai sensi dell'art. 13 del Regolamento Emittenti AIM Italia, gli art. 5, ultimo comma e all'art. 7, comma 6 delle disposizioni di attuazione in materia di operazioni con parti correlate dedicati alle operazioni urgenti, Borsa Italiana comunica che, fino al 30 giugno 2021, gli emittenti AIM Italia potranno avvalersi dell'esenzione per operazioni urgenti anche in assenza di una preventiva disposizione statutaria e procedurale. Per le operazioni con parti correlate di competenza assembleare, per le quali l'esenzione opera soltanto nei casi di urgenza "collegata a situazioni di crisi aziendale", l'avviso di Borsa Italiana precisa, in continuità con la comunicazione della Consob, che si intende ricompresa in tale fattispecie, fino al 30 giugno 2021, anche l'emergenza connessa alla pandemia da Covid-19.

 

Conversione Decreto Liquidità. Ulteriori misure dedicate alla crisi di impresa

La legge 5 giugno 2020 n.40, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 143 del 6 giugno 2020, ha apportato in sede di conversione del Decreto Liquidità (Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23) alcune importanti modifiche agli articoli 9 e 10 del decreto stesso in tema di procedure concorsuali (v. news del 10 aprile 2020).

La prima novità di rilievo riguarda l'introduzione della possibilità per il debitore che entro il 31 dicembre 2021 abbia presentato una domanda di concordato in bianco, prevista dall'articolo 161, sesto comma l.f., di rinunciare alla procedura nel termine concesso dal giudice (compreso tra 60 e 120 giorni, prorogabili di altri 60) dichiarando di aver predisposto un piano di risanamento dei debiti ex art 67, terzo comma, lett. d) l.f., da pubblicare al registro delle imprese con la relativa documentazione. Il tribunale verificata la regolarità e completezza di quest'ultima dichiara improcedibile la procedura di concordato. (art. 9, comma 5 bis). Tale misura si applica anche nel caso in cui il debitore abbia presentato una domanda di protezione dalle azioni esecutive nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell'art. 182 bis, settimo comma l.f. (cd. preaccordo).

La nuova norma è volta a consentire al debitore di beneficiare tempestivamente degli effetti protettivi della sospensione delle azioni esecutive dei creditori, normalmente discendenti dalla domanda di concordato in bianco o dal deposito della proposta di accordo. Nel frattempo, entro il termine concesso dal giudice il debitore può negoziare accordi con uno o più creditori da consacrare in un piano di risanamento, rinunciando all'avvio della più complessa e onerosa procedura di concordato o di omologa dell'accordo di ristrutturazione dei debiti.

Sempre in tema di concordato in bianco, la legge n. 40/2020 prevede inoltre che il termine per il deposito del piano e della relazione del professionista compreso tra 60 e 120 giorni, prorogabili di ulteriori 60 giorni, si applica anche ai ricorsi di concordato in bianco depositati entro il 31 dicembre 2020, in pendenza di un'istanza per la dichiarazione di fallimento, in deroga al più breve termine di 60 giorni prorogabili di ulteriori 60 giorni normalmente previsto dall'art. 161 co. 10. l.f..

Una ulteriore novità di rilievo riguarda l'estensione delle ipotesi di esenzione dall'improcedibilità dei ricorsi presentati per la dichiarazione di fallimento, prevista dall'articolo 10 del Decreto Liquidità. 

Accanto all'unica ipotesi inizialmente regolata (istanza del pubblico ministero accompagnata dalla richiesta di emissione dei provvedimenti cautelari e conservativi), vengono escluse dall'improcedibilità le istanze per la dichiarazione di fallimento presentate: i) dal debitore in proprio, purché l'insolvenza non sia conseguenza dell'epidemia; ii) dai creditori a seguito della dichiarazione di inammissibilità, revoca o mancata omologa del concordato preventivo; iii) dal pubblico ministero, quando la rilevazione dell'insolvenza emerga nel corso di un procedimento penale, oppure nelle ipotesi di fuga, irreperibilità latitanza dell'imprenditore, chiusura dei locali dell'impresa, trafugamento, sostituzione, diminuzione fraudolenta dell'attivo da parte dell'imprenditore.

Infine, la legge di conversione incide sul comma 3 dell'art. 10 del decreto Liquidità ampliando e chiarendo la portata applicativa della disposizione. Per effetto delle modifiche, qualora intervenga il fallimento del debitore entro il 30 settembre 2020, il periodo compreso tra il 9 marzo e il 30 giugno 2020 (in cui l'improcedibilità delle istanze per la dichiarazione di fallimento ha operato) non è computato ai fini della decorrenza dei termini previsti dagli articoli 64, 65, 67, primo e secondo comma, l.f. in tema di revocatoria fallimentare e dall'articolo 147 l.f., che stabilisce il termine di un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilità illimitata per dichiarare il fallimento del socio illimitatamente responsabile in estensione al fallimento della società di persone o della società in accomandita per azioni.

Queste ipotesi si aggiungono a quelle inizialmente previste dal Decreto Liquidità, in base alle quali il medesimo periodo (9 marzo - 30 giugno 2020) non è computato nel termine di un anno entro il quale può dichiararsi il fallimento dell'imprenditore cessato e nei termini per la proposizione delle azioni revocatorie fallimentari previsti dall'art. 69-bis l.f. anche in caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento.

http://www.assonime.it/attivita-editoriale/news/Pagine/News0862020.aspx

 

 

Decreto Rilancio. Sostegno alle imprese e aiuti di Stato

Contributo a fondo perduto per le imprese più piccole

L'articolo 25 del decreto legge n. 34/2020 prevede per imprese e lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, con ammontare di compensi o di ricavi nel periodo d'imposta 2019 non superiore a 5 milioni di euro, un contributo a fondo perduto se l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi nell'aprile 2020 è inferiore a due terzi del fatturato e dei corrispettivi dell'aprile 2019. 

Sono compresi tra i beneficiari le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa, e gli enti non commerciali, inclusi le imprese del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali.

Sono espressamente esclusi dal beneficio: i soggetti la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020; gli enti pubblici; gli intermediari finanziari e le società di partecipazione; i liberi professionisti e i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa che hanno diritto alle indennità previste dagli articoli 27 e 38 del decreto legge n. 18/2020; i lavoratori dipendenti e i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria.

L'ammontare del contributo è pari a una percentuale del gap di fatturato (differenza tra l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019) e in ogni caso non inferiore a 1000 euro per le persone fisiche e 2000 euro per gli altri. Sono previste tre classi di beneficiari: la percentuale è del venti, quindici e dieci per cento per i soggetti con ricavi o compensi, rispettivamente, non superiori a quattrocentomila euro, superiori a quattrocentomila euro e fino a un milione di euro, superiori a un milione di euro e fino a cinque milioni di euro nel periodo d'imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

Il contributo spetta anche in assenza del requisito del calo di fatturato ai soggetti che hanno iniziato l'attività a partire dal 1° gennaio 2019, nonché ai soggetti che, alla data dell'insorgere dello stato di emergenza Covid-19, già versavano in stato di emergenza a causa di altri eventi calamitosi (ad esempio comuni colpiti dagli eventi sismici, alluvionali o di crolli di infrastrutture che hanno comportato delibere dello stato di emergenza).

La concessione del contributo e l'attività di recupero di eventuali contributi indebitamente percepiti è affidata all'Agenzia delle entrate. L'erogazione del contributo avverrà mediante accreditamenti diretti in conto corrente. È demandata a un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate l'individuazione delle modalità di presentazione dell'istanza esclusivamente in via telematica, anche tramite intermediari abilitati; del suo contenuto informativo; dei termini di presentazione e di ogni altro elemento necessario. L'istanza deve essere presentata entro 60 giorni dall'avvio della procedura telematica per la presentazione.

Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e del valore della produzione netta ai fini dell'IRAP.

Le sanzioni irrogabili in caso di recupero di contributi indebitamente percepiti vanno dal 100 al 200 per cento del contributo in tutto o in parte non spettante e si applica l'articolo 316-ter del codice penale. Per le controversie relative al recupero si applicano le disposizioni sul processo tributario, poiché si tratta di recupero di un'agevolazione basata su dati di natura tributaria.

Fondo patrimonio PMI per le imprese con fatturato tra 10 e 50 milioni 

L'articolo 26 del decreto legge, oltre all'incentivo alla ricapitalizzazione sotto forma di credito di imposta (cfr. news Decreto Rilancio Principali crediti di imposta in favore delle attività economiche), prevede l'istituzione presso il Ministero dell'economia e delle finanze di un "Fondo patrimonio PMI" ai fini del sostegno e del rilancio del sistema economico-produttivo italiano colpito dalla crisi Covid-19. Il Fondo, gestito da Invitalia, può sottoscrivere obbligazioni o titoli di debito emessi dalle imprese aventi sede legale in Italia con ricavi tra 10 e 50 milioni di euro nel 2019, che abbiano subito una riduzione di fatturato di oltre un terzo a causa della crisi ed effettuino aumenti di capitale non inferiori a 250.000 euro entro il 31 dicembre 2020. L'impresa beneficiaria, deve soddisfare le condizioni previste dai commi 1 e 2 dell'articolo 26. Se la società appartiene a un gruppo, per valutare se si rientri nelle soglie di fatturato occorre fare riferimento ai ricavi su base consolidata.

Il Fondo sottoscrive le obbligazioni o i titoli i titoli, entro i limiti della sua dotazione, per un ammontare massimo pari al minore importo tra tre volte l'ammontare dell'aumento di capitale dell'impresa e il 12,5% dell'ammontare di ricavi della stessa nel 2019. Qualora l'impresa abbia ricevuto aiuti di Stato nella forma di finanziamenti assistiti da garanzia pubblica (ai sensi della sezione 3.2 del Quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato della Commissione europea) o nella forma di tassi di interesse agevolati (ai sensi della sezione 3.3 del Quadro), la somma degli importi garantiti, dei prestiti agevolati e dell'ammontare degli strumenti finanziari sottoscritti non deve essere superiore al maggiore tra il 25% dell'ammontare dei ricavi dell'impresa nel 2019, il doppio dei costi del personale della società relativi al 2019 e il fabbisogno di liquidità della società per i diciotto mesi successivi alla concessione della misura di aiuto (come risultante da autocertificazione del rappresentante legale). Gli strumenti finanziari possono essere emessi in deroga ai limiti di cui all'art. 2412, primo comma, del codice civile. 

I titoli devono essere rimborsati entro sei anni dalla sottoscrizione, ma la società emittente può rimborsarli in via anticipata dopo tre anni. 

Fino al rimborso dei titoli, l'emittente è soggetto a una serie di vincoli: non può deliberare distribuzioni di riserve e acquisti di azioni proprie e non può procedere al rimborso dei finanziamenti dei soci; deve destinare il finanziamento a sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia; deve fornire al gestore un rendiconto periodico e rendere possibile il monitoraggio degli impegni assunti. 

La disciplina attuativa è demandata a un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, che indicherà le caratteristiche, le condizioni e le modalità del finanziamento e dei titoli.

L'istanza deve essere trasmessa a Invitalia utilizzando il modello uniforme disponibile sul sito internet. Il gestore procede secondo l'ordine cronologico di presentazione delle istanze.

La dotazione iniziale del Fondo è di 4 miliardi di euro per l'anno 2020. 

Patrimonio destinato di CdP per imprese con fatturato superiore a 50 milioni

L'articolo 27 del decreto legge n. 34/2020 prevede che Cassa Depositi e Prestiti istituisca un Patrimonio destinato, denominato "Patrimonio Rilancio", con durata di dodici anni, per interventi di sostegno delle imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro. L'obiettivo è quello di realizzare, attraverso questo strumento, interventi e operazioni di sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo italiano colpito dall'emergenza Covid-19. 

Il Patrimonio destinato, che può essere articolato in comparti, è composto di beni e rapporti giuridici apportati dal Ministero dell'economia e delle finanze. Ai fini degli apporti è autorizzata per l'anno 2020 l'assegnazione a CDP di titoli di Stato, nel limite massimo di 44 miliardi di euro, appositamente emessi. A fronte degli apporti del MEF vengono emessi da CDP in favore del Ministero strumenti finanziari di partecipazione, a valere sul Patrimonio destinato. 

Il Patrimonio destinato (o ciascuno dei comparti nei quali sia eventualmente articolato) è legalmente autonomo e separato dal patrimonio di CDP e da eventuali altri suoi patrimoni separati, e risponde solo delle obbligazioni assunte e nei limiti dei beni e rapporti giuridici apportati o generati dalla gestione. CDP risponde delle obbligazioni contratte o sorte in relazione al Patrimonio destinato nei limiti del patrimonio stesso e non, quindi, a valere sul patrimonio di CDP. 

Le risorse del Patrimonio destinato sono impiegate per il sostegno e il rilancio del sistema economico produttivo italiano a condizioni di mercato, oppure nelle forme e alle condizioni previste dal quadro normativo europeo sugli aiuti di Stato nell'emergenza Covid-19 (da ultimo modificato l'8 maggio). Gli interventi, comunque di carattere temporaneo, possono avere varie forme: in via preferenziale, sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili, partecipazione ad aumenti di capitale e acquisto di azioni quotate sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche. 

Gli interventi di sostegno del Patrimonio Rilancio sono destinati a società per azioni, anche con azioni quotate in mercati regolamentati, comprese quelle costituite in forma cooperativa, che abbiano un fatturato annuo superiore cinquanta milioni di euro, la sede legale in Italia e non operino nel settore bancario, finanziario o assicurativo.

Le modalità di intervento, le condizioni e i requisiti di accesso saranno definiti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dello sviluppo economico. Nell'individuazione degli interventi, il decreto dovrà tenere conto in particolare dell'incidenza dell'impresa destinataria dell'intervento con riferimento allo sviluppo tecnologico, alle infrastrutture critiche e strategiche, alle filiere produttive strategiche, alla sostenibilità ambientale e alla realizzazione di progetti economicamente sostenibili, alla rete logistica e dei rifornimenti, ai livelli occupazionali e del mercato del lavoro. Sono ammessi interventi relativi a operazioni di ristrutturazione di società che, nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività. Qualora necessario, gli interventi del Patrimonio Rilancio sono subordinati all'approvazione della Commissione europea ai sensi dell'articolo 108 TFUE.

Le operazioni di impiego e di investimento effettuate da CDP a valere sul Patrimonio Destinato e tutti gli  atti ad esse funzionalmente collegati non attivano eventuali clausole contrattuali e/o statutarie di cambio di controllo o previsioni equipollenti che dovessero altrimenti operare.

Per il finanziamento delle attività del Patrimonio Destinato o di singoli comparti è consentita l'emissione, a valere sul Patrimonio Destinato o su singoli comparti, di titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari di debito. Sulle obbligazioni del Patrimonio Rilancio, in caso di incapienza dello stesso, è concessa la garanzia di ultima istanza dello Stato.

La durata del Patrimonio dedicato è di dodici anni dalla sua costituzione; resta tuttavia possibile per CDP estenderne o abbreviarne la durata, su richiesta del MEF. I termini e le condizioni stabiliti dall'articolo 27 per gli interventi del Patrimonio Rilancio possono essere integrati o modificati con decreto del MEF per adeguarli alla disciplina europea in materia di aiuti di Stato via via applicabile.

Regime quadro della disciplina degli aiuti di Stato 

Il Titolo II del decreto legge n. 34/2020, di cui fanno parte le misure di sostegno sopra illustrate, contiene al Capo II alcune disposizioni generali in materia di aiuti di Stato e istituisce un quadro per gli aiuti alle imprese da parte delle Regioni, degli altri enti territoriali e delle Camere di commercio.

Deroga al divieto di concessione di aiuti di Stato a imprese beneficiarie di aiuti illegali non rimborsati (articolo 53)

L'articolo 53 prevede una deroga, temporanea e limitata, alla disposizione contenuta nell'articolo 46 della legge n. 234/2012, che recepisce nel nostro ordinamento il principio generale in materia di aiuti di Stato (principio Deggendorf), in base al quale le imprese che hanno beneficiato di aiuti illegali e incompatibili e che sono per questo destinatarie di un ordine di recupero della Commissione europea, non possono beneficiare di ulteriori aiuti fino al completo recupero. 

L'articolo 53 del decreto legge prevede che le imprese che si trovino in questa situazione, date le straordinarie condizioni determinate dall'epidemia da Covid-19, possono eccezionalmente beneficare degli aiuti di Stato previsti a livello nazionale, regionale e territoriale ai sensi del Quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato, adottato dalla Commissione europea il 19 marzo 2020 e successivamente modificato. Per queste imprese l'erogazione dell'aiuto avverrà al netto di quanto sono tenute a restituire e non hanno ancora rimborsato. 

La deroga al principio Deggendorf per le misure di aiuto previste dal Quadro temporaneo è consentita dalla Commissione, analogamente alla deroga già esistente per gli indennizzi di danni derivanti da calamità naturali, in considerazione della natura di evento eccezionale della pandemia da Covid-19 e, quindi, dell'assoluta eccezionalità, temporaneità e natura emergenziale delle misure di aiuto di Stato adottate in tale contesto. 

Aiuti di Stato concessi da enti territoriali e Camere di commercio (articoli da 54 a 62)

Gli articoli da 54 a 62 del decreto legge riguardano le diverse tipologie di aiuti di Stato che possono essere concesse da regioni, province autonome, altri enti territoriali e Camere di commercio, a valere su risorse proprie, in conformità alle diverse sezioni del Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato. Per le caratteristiche e i limiti delle diverse tipologie di aiuti che possono essere concesse sulla base di queste disposizioni, si rinvia alla circolare Assonime n. 5/2020, che illustra il Quadro temporaneo della Commissione europea. 

Sulla base degli articoli da 54 a 60 del decreto legge, gli enti territoriali e le Camere di commercio possono concedere aiuti nelle seguenti forme: 

  • sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili e agevolazioni fiscali, ai sensi della sezione 3.1 del Quadro temporaneo (articolo 54); 
  • garanzie su prestiti, ai sensi della sezione 3.2 del Quadro temporaneo (articolo 55); 
  • prestiti agevolati, ai sensi della sezione 3.3 del Quadro temporaneo (articolo 56); 
  • aiuti per ricerca e sviluppo in materia di Covid-19, ai sensi della sezione 3.6 del Quadro temporaneo (articolo 57);
  • aiuti per gli investimenti per infrastrutture di prova e upscaling, ai sensi della sezione 3.7 del Quadro temporaneo (articolo 58); 
  • aiuti per investimenti per la produzione di prodotti rilevanti per l'emergenza sanitaria, ai sensi della sezione 3.8 del Quadro temporaneo (articolo 59); 
  • sovvenzioni per il pagamento dei salari ai dipendenti per evitare licenziamenti durante la pandemia da Covid-19, ai sensi della sezione 3.10 del Quadro temporaneo (articolo 60). 

L'articolo 61 del decreto legge detta disposizioni comuni per tutte le misure di aiuto sopra individuate e, in linea con il Quadro temporaneo, stabilisce che non possono beneficiare di questi aiuti le imprese che erano già in difficoltà, ai sensi dei regolamenti generali di esenzione per categoria, al 31 dicembre 2019.

Gli aiuti possono essere concessi fino al 31 dicembre 2020. Per quelli che consistono in agevolazioni fiscali il termine di concessione dell'aiuto coincide con la data in cui deve essere presentata dal beneficiario la dichiarazione fiscale relativa all'annualità 2020.

La concessione degli aiuti previsti dagli articoli da 54 a 60 è subordinata all'approvazione della Commissione europea sulla base dell'articolo 108 TFUE. Il regime quadronotificato dall'Italia sulla base di queste disposizioni è stato approvato dalla Commissione il 21 maggio 2020.

Ai sensi dell'articolo 62 del decreto legge, le amministrazioni che concedono gli aiuti devono provvedervi con le risorse dei rispettivi bilanci. Gli enti territoriali devono rispettare quanto previsto dal comma 27 dell'articolo 3 della legge n. 350/2003.